martedì 29 luglio 2008

28 luglio 1981 - 28 luglio 2008

E' stata una bella serata ieri da Bibli. Una serata partecipata e sentita, nessuna presenza di rito ma solo voglia di parlarne.

Un breve e preciso resoconto lo ha fatto Kkarl, così come sue sono le foto dell'evento. Sul blog dell'iniziativa metteremo presto un documento riassuntivo che speriamo sia il punto di partenza per una più lunga discussione.
Mi piace ringraziare per i loro sentiti interventi oltre Mario Adinolfi e Cristiana Alicata, anche Antonio Bertolini e Luca Iozzino.
Intanto ecco il mio intervento.
"I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c'è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti. "
Questa dura analisi del sistema politico italiano è del 1981. Faceva parte della famosa intervista che Eugenio Scalfari fece a Enrico Berlinguer e nella quale il termine “questione morale” fu utilizzato per definire quella che appariva un'emergenza nazionale.

Oggi la celebrazione dell’intervista è evidentemente un pretesto. Un pretesto per constatare che a distanza di 27 anni, a 15 anni da “mani pulite”, la situazione politica è cambiata, ma forse in peggio; infatti se nel 1981 Berlinguer poteva rivendicare la propria “diversità”, gli ultimi fatti della sanità abruzzese ci ricordano che la questione morale oggi non ha più colori e non ha più frontiere geografiche.

Oggi però celebriamo purtroppo anche un’assenza; l’assenza della politica, non certo quella dei neonati circoli democratici che affollano questa sala, ma quella del gruppo dirigente che ha declinato puntualmente, complice anche forse la data infausta, i nostri numerosi inviti. Una assenza sospetta che non può che essere frutto della volontà precisa di non affrontare il tema; della volontà di non smuovere le acque in cui ci si è impantanati, atteggiamento che non può che porgere il fianco a quella cultura dell'antipolitica urlante che vede tutta la classe politica sullo stesso piano.

E nel Partito Democratico si consolida quel distacco che pure avevamo riscontrato tra le dichiarazioni pubbliche della classe dirigente e la piazza Navona dell’ 8 luglio; con quasi il 50% dei democratici mentalmente in piazza e il partito a condannare come populiste le richieste del suo elettorato. Questa non è miopia, è cecità.

La platea di oggi, come la piazza di ieri, non vuole mettere alla gogna la sua classe dirigente, sta solo chiedendo il compimento del processo democratico preannuciato; sa che per farlo c’è bisogno di smuovere le acque, c’è bisogno di uno strappo forte con il passato, sicuramente delicato, doloroso e complesso, che metta in discussione quella parte di generazione politica definitivamente compromessa.
Se non lo faremo, non solo avremo fallito uno dei punti principali del processo democratico, ma anche una delle poche possibilità per regalarci quel paese normale al quale abbiamo diritto e al quale ancora crediamo. Quel paese che, al di fuori delle rendite acquisite, riesca a garantire delle opportunità anche alle nuove generazioni.

E’ proprio alle nuove generazioni che la politica oggi deve guardare; a quelle generazioni a cui le varie sigle della prima repubblica suonano più come una canzone di Rino Gaetano, a quelle generazioni che non hanno conosciuto le ideologie, ma neanche i valori etici e morali che c'erano dietro; è a quelle generazioni che la politica deve parlare.
La grande sfida parte proprio da qui; il nuovo che si deve costruire parte proprio da questi giovani, dai loro orizzonti culturali e dal loro immaginario politico tutto da reinventare. Non basteranno i nuovi strumenti informatici, ne basterà un nuovo linguaggio per riguadagnare quel rispetto per la politica che questa generazione non ha mai direttamente conosciuto; bisognerà invece ricostruire e reinventare l’autorità stessa della politica insieme alla cultura civile del paese; e lo dovremo fare ripescando, ognuno nel proprio passato, quegli strumenti e quei valori ancora utili; ma anche passando il testimone a chi è più adatto a declinare le nuove categorie e i nuovi temi della politica.
Lo dovremo fare con una condanna chiara e univoca di questo sistema corrotto, evidenziando e valorizzando la tanta buona politica che pure fa parte della nostra realtà; lo dovremo fare utilizzando le nuove forme di partecipazione che lo stesso statuto democratico ci ha fornito; mi riferisco a quegli strumenti della democrazia diretta, come ad esempio le primarie, ma anche a un necessario e definitivo riconoscimento del ruolo territoriale dei circoli di partito; sono strumenti di partecipazione ma anche di controllo dell’operato dei propri eletti, gli unici che potranno garantire e pretendere trasparenza, rappresentanza e rinnovamento della classe dirigente. Saranno questi stessi strumenti a costruire le basi culturali della nuova politica democratica, valorizzando meritocrazia, trasparenza e buon operato.

Per chiudere. Sono convinto di una cosa; che a 27 anni di distanza il valore morale della politica, fuori dai toni giustizialisti e populisti, resti un terreno di battaglia del centrosinistra; come potrebbe l’attuale destra affrontare concretamente il tema? non ne esistono le condizioni culturali e politiche.
La questione morale dovrà essere il terreno di battaglia di tutta la sinistra e non solo di una parte di essa; non è un tema che può essere delegato in un gioco dei ruoli che aiuto solo il frazionamento del panorama politico. Se il Partito Democratico vuole rispondere alla sua ambizione maggioritaria di partito nuovo con radici antiche, dovrà fare della questione morale la sua carta di identità, obiettivo e strumento stesso del suo rinnovamento; sarà necessariamente il suo banco di prova.
Ne esistono i presupposti culturali e oggi abbiamo anche gli strumenti, grazie ad uno statuto e ad un codice etico approvato recentemente. Bene, ora impegniamoci personalmente a farli rispettare.

sabato 19 luglio 2008

la questione morale

In occasione delle ultime elezioni sono stato rappresentante di lista PD in una scuola vicino casa. Ho conosciuto in quell'occasione un rappresentante della Sinistra L'Arcobaleno, un giovane di circa 18 anni proveniente da Rifondazione, di quelli scapigliati e con la maglietta del Che che affollano i centri sociali.
Ho attaccato bottone. Per me che ho partecipato alla campagna elettorale confuso da molti dubbi e compromessi intellettuali, era l'occasione di una iniezione di entusiasmo e di ingenua vitalità giovanile; è durata poco l'iniezione, almeno fino a quando mi ha ammesso candidamente (e forse anche ingenuamente) che per lui la politica era un modo per costruire quei rapporti locali utili a sviluppare l'azienda di famiglia.
Per quella generazione di ventenni, nati intorno al 1990, che non hanno conosciuto le varie sigle della prima repubblica, che non hanno conosciuto le ideologie, ma neanche i valori etici e morali che c'erano dietro, oggi non resta che la cultura dominante della collusione politica.
L'intervista di Scalfari per Repubblica a Enrico Berlinguer del 28 luglio 1981, che poneva nell'allora PCI le basi per una importante riflessione politica, oggi è lontana quanto attuale. Freschi degli eventi della sanità abruzzese, appare infatti ancora più evidente quanto la questione morale della politica oggi sia un problema culturale che va oltre i colori politici, una riflessione disattesa da tutti i partiti, monopolio ormai dell'antipolitica urlante che vede tutta la classe politica sullo stesso piano.
E' per questo che insieme a due amici, Claudia Costa e Piero Filotico, con cui ho condiviso l'esperienza dell'APD, abbiamo deciso di organizzare a 27 anni dalla famosa intervista, un incontro aperto per discutere della questione morale.
Lo faremo a Roma, lunedì 28 luglio alla libreria Bibli di via dei Fienaroli 28 alle ore 19,00, credendo che esistono le condizioni per respingere il disordinato, brutale e scientifico assalto al senso civico, all'etica, al buongoverno, alla politica, cui stiamo assistendo e che questo paese ha il diritto di non subire.

giovedì 19 giugno 2008

due minuti di tristezza

So che questa vignetta non alza il livello della discussione, ma mi sembrava esprimesse bene il livello di questo governo Berlusoni e rendesse giustizia a questo emendamento del decreto-legge in materia di sicurezza pubblica per la sospensione dei processi penali.
Attenzione. Sembra che se ne sia accorto anche Veltroni, che ieri si è addirittura dovuto giustificare di non poter onorare il suo impegno al dialogo. E così dopo averne ingoiate di tutti i colori nel nome delle riforme (e ora ?? chi le fa queste riforme?), ora sembra abbia ritrovato dignità davanti all'unico elemento ancora capace di risuscitare di tanto in tanto il centrosinistra: l'antiberlusconismo: ma non era finito?

sabato 7 giugno 2008



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mercoledì 4 giugno 2008

7 giugno 2008

L’appuntamento del 7 giugno a Montecitorio organizzato da Mario Adinolfi è sicuramente un passaggio importante per Generazione U. Uno di quei passaggi che ne rafforza e ne definisce l’identità. Debbo dire la verità, ho avuto posizioni alterne in merito.
Subito dopo la sconfitta elettorale avevo auspicato un vero cambio di rotta nella politica del nascituro Partito democratico, che aveva in se i germi del rinnovamento senza riuscire realmente a coltivarli; ho auspicato anche, forse ingenuamente, un umile passo indietro di coloro che erano stati all’origine della scottante sconfitta elettorale soprattutto a Roma. Ho sempre scongiurato però la resa dei conti, la guerra di correnti a definire i nuovi assetti del partito.
Oggi, realisticamente, si può dire che questa guerra si sia già consumata, neanche troppo in privato e le correnti dei vecchi partiti sembrano aver trovato un accordo che ne proroghi a tempo indefinito la vita e le posizioni acquisite. Le aperture a sinistra operate recentemente da Veltroni dimostrano che l’accordo si sta concretizzando. E il continuo proliferare di incarichi nel governo ombra oggi è la testimonianza che l’accordo per essere rispettato richiede molte poltrone, che vengono occupate per lo più da vecchi ministri, con qualche consulenza ad abbassare l’età media ed ad innalzare il grado di rinnovamento ritenuto necessario.
Era quello che non volevamo; avremmo voluto vedere un governo ombra composto da facce nuove a costruire nuovi progetti, figure libere da vecchi condizionamenti capaci di costruire un gruppo coeso piuttosto che una nuova coabitazione; avremmo voluto vedere, come ama dire Mario Adinolfi, gambe nuove per un partito nuovo.
Ma veniamo alla manifestazione del 7 giugno. Nel merito la condivido a pieno e, anche per quello che ho detto prima, farò la mia parte. Credo che questa manifestazione risponda alla domanda di molti delusi del PD che attualmente sono letteralmente disorientati, quasi increduli di quello che sta succedendo; ma questo popolo di delusi aspetta un progetto al quale aderire, un progetto che realizzi quel Partito Democratico al quale nonostante tutto continua a credere.
E qui il punto. Non cadiamo nella tentazione di adagiarci nel ruolo della sola opposizione interna; negli ultimi anni questo stesso ruolo dentro il centrosinistra l’ha giocato la Sinistra Arcobaleno e non mi sembra abbia dato i suoi frutti. Non basterà invocare il ricambio generazionale per ottenerlo; se la parte migliore dell’Italia lo sta chiedendo come ultima speranza per un’Italia quasi in ginocchio, noi dobbiamo incarnare questa speranza. E lo dobbiamo fare come costruttori e non come oppositori.
Allora dimostriamo in questa assemblea che Generazione U rappresenta una opportunità, con le sue idee nuove e le sue gambe nuove; dimostriamo come Generazione U possa essere il luogo delle idee e delle proposte; decliniamo attraverso un sistema di regole il progetto della Democrazia Diretta; se il 7 saremo riusciti a fare tutto questo allora avremo costruito un passaggio importante per noi e per l’intero Partito Democratico.

mercoledì 14 maggio 2008

primarie sempre

Non mi sembra che il mio appello sia stato ascoltato. A Roma sono stati riconfermati a coordinatore e presidente del partito locale Riccardo Milana e Mario Ciarla, con la promessa che in autunno saranno indette delle primarie. Non che fossi alla ricerca di un capro espiatorio, ma mi sembrava importante un segnale di rifondazione almeno a Roma. Dovremo aspettare l'autunno.
Nel frattempo, per evitare dimenticanze, il circolo on-line Barack Obama ha messo in piedi una iniziativa importantissima alla quale va la mia più totale collaborazione. Si chiama primarie vere primarie sempre e pretende di perseguire il rinnovamento della politica e dei suoi attori attraverso lo strumento delle primarie, che sono state fondamentamente la base formale e politica dello stesso Partito Democratico. Primarie che significano coinvolgimento diretto e responsabilizzazione, rispondendo a quella fame di partecipazione che è oggi palpabile più che mai tra gli elettori del PD, delusi sia dalle scelte e dai risultati elettorali, sia da questo inizio di opposizione che rischia di essere, oserei dire, collaborazionista.

sabato 10 maggio 2008

Modello Bettini

Trovavo già abbastanza preoccupante la tentazione del Partito Democratico di nascondere la propria sconfitta dietro il problema della sicurezza, tema strumentalizzato in questo senso tanto dalla sinistra quanto dalla destra. Ma sono ancora più sconcertato nel leggere, in un articolo pubblicato dall'Unità il 7 maggio, il tentativo di Goffredo Bettini, attuale coordinatore del PD, di ricondurre la sconfitta di Roma ad un "destino cinico e baro". La visione di una sinistra buona che lotta controcorrente e viene travolta da uno strano “umor nero” dei cittadini la trovo onestamente surreale. E come spiegare allora la vittoria di Zingaretti alla Provincia nonostante il traino negativo del risultato nazionale e della sconfitta annunciata di Rutelli ? Qualcosa non torna e mi sembra politicamente disonesto non ammetterlo.
I militanti e gli elettori che in questi giorni stanno facendo autocritica all’interno dei circoli territoriali si aspettano lo stesso atteggiamento da chi questa tornata elettorale l’ha impostata e gestita; alla luce di una sconfitta netta e amara, il tentativo di nascondere i propri errori dietro cause altre, perpetuando l’esaltazione del proprio modello (a mio avviso abbastanza incancrenito dopo 15 anni di potere), somiglia molto ad un ultimo disperato tentativo di rimanere in sella, nella speranza che nulla cambi e che ognuno conservi il proprio posto; proprio l’esatto contrario di quanto sta chiedendo in questi giorni buona parte dell’elettorato romano, che continua a credere e a lavorare alla costruzione di un vero Partito Democratico, dimostrando, purtroppo, che ancora una volta gli elettori e la società risultano essere molto più avanti della propria classe dirigente.
Rutelli è stato un sindaco straordinario, dobbiamo a lui la vera rivoluzione del sistema amministrativo romano; tuttavia, incredibilmente, dopo aver discusso per anni di antipolitica, di Grillo, di astensionismo, al momento della scelta del candidato sindaco, la classe dirigente non è riuscita a dar voce a quella evidente voglia di cambiamento, di discontinuità che era insita nel popolo e nello stesso progetto democratico; sarebbe bastato prendere atto delle numerose petizioni contro la candidatura di Rutelli per rendersi conto che si sarebbe andati verso una sconfitta sicura. Si è preferito, senza minimamente consultare il popolo democratico, un passaggio di testimone, una abdicazione che trova eguali solo nelle tradizioni monarchiche. Non credi Bettini che sia questa la vera ragione della perdita di Roma?
E’ importante che tu ne sia convinto, perché altrimenti diventa difficile anche progettare il futuro del Partito Democratico. Se non si comprende a pieno la voglia di nuovo presente nella società e nel popolo democratico, il chiaro rifiuto per quella che fino a ieri abbiamo chiamato la casta politica, allora continueremo a perdere, anche tra cinque anni.
Il partito romano oggi dovrà ripartire dai propri dirigenti. Riccardo Milana e Mario Ciarla si sono giustamente dimessi, e già si fanno i nomi dei successori. Credo che questo sia oggi il vero banco di prova romano. Noi elettori e iscritti al Partito Democratico il nostro coordinatore cittadino lo vogliamo eleggere attraverso delle primarie aperte; vogliamo che queste primarie siano l’occasione anche per presentare programmi e persone nuove, per aprire un vero dibattito sulla nostra città; vogliamo scegliere insieme al segretario romano anche il progetto di una Roma Democratica. Abbiamo il tempo e gli strumenti per farlo.
Eleggere la nuova dirigenza nei caminetti, contando quote e correnti, significherebbe perdere un’altra buona fetta di consenso e di fiducia, e allora la strada per il rilancio del nostro partito e della nostra città sarà sempre più lontana.

martedì 6 maggio 2008

politichiamo

Giovanni Guzzetta e il suo comitato hanno avuto il grande merito di anticipare, o anche di stimolare, con i 3 quesiti referendari quella importante trasformazione bipartitica del sistema politico italiano operata attraverso lo strappo del Partito Democratico. Oggi i quesiti, che dovrebbero essere sottoposti al giudizio popolare nell'aprile del 2009, sembrano superati, ma Guzzetta ha già messo in campo una nuova avventura; tutta da capire ancora, ma alla quale mi sento di dare credito e pubblicità. La trovate anche sul sito del Comitato Referendario.
29 Aprile 2008
Carissima e Carissimo,
Come già anticipatoTi ho voluto promuovere un incontro nel giorno in cui si sarebbe dovuto svolgere il referendum elettorale.
Perché incontrarci? Innanzitutto per dire la nostra dopo mesi in cui sulla politica e le riforme è stato detto tutto e il contrario di tutto. Come valutiamo quello che è successo alla politica italiana? La semplificazione degli schieramenti è un risultato consolidato? Di chi è il merito? Che fine fa il referendum?
Io credo che il movimento referendario abbia molti più meriti di quanto l’informazione ufficiale e la politica sia disposta a riconoscergli. E per questo penso che della nostra azione ci sia ancora un gran bisogno.
In questi ultimi mesi ho avuto modo di incontrare tante persone. E mi sono reso conto che il nostro movimento è stato una grande occasione per connettere energie e aspirazioni, anche al di là della specifica battaglia sulla legge elettorale.
Oggi la democrazia italiana presenta segnali contrastanti. Da una parte la semplificazione sembra avviarla verso un funzionamento più europeo, dall’altra alcune pratiche (come la cooptazione, le liste bloccate, le candidature multiple) sembrano tenerla ancorata ad un passato oligarchico e corporativo.
E poi c’è una crisi economica incombente, infrastrutture fatiscenti, uno Stato talvolta asfissiante (vedi burocrazia) tal’altra latitante (vedi sicurezza). C’è una sistematica mortificazione del merito. La competizione è un miraggio ed è difficile contraddire quanti non hanno più voglia di investire nella speranza.
L’Italia è all’ultima chiamata. Senza una reazione civile, composta e determinata siamo destinati alla marginalità. Le scelte si faranno altrove e noi arrancheremo dietro agli altri.
Non ce lo meritiamo, così come non se lo merita questo paese.
E allora abbiano deciso di partire dal basso. Qualunque sia il futuro, una cosa è certa. Una democrazia matura richiede un’opinione pubblica di qualità. Bisogna accrescere la nostra capacità critica. I cittadini che vogliono capire di più sono tanti. Anche quando non hanno voglia di una militanza partitica diretta o totalizzante.
La mia proposta è quella di creare una rete di cittadini comuni. Senza pretese, ma con la coscienza di dare un piccolo contributo per innalzare la qualità critica della nostra democrazia.
Vogliamo far emergere quel capitale civile che è già presente e che si può ancora accrescere per rilanciare il paese, consapevoli delle nostre potenzialità e della nostra intraprendenza.
In questa prospettiva nasce Politichiamo, un’associazione trasversale orientata alla modernizzazione politica ed aperta a tutti quei cittadini che – anche occasionalmente o part-time – vogliono diventare nella misura del possibile protagonisti del cambiamento del nostro paese.
Sappiamo che il potenziale di cittadinanza è enorme, anche se finora non è stato agevole mettersi in contatto l’un l’altro.
In Politichiamo sarà invece possibile riconoscersi e confrontarsi, uscire dal gioco delle parti della politica professionale, avanzare proposte anche “politicamente scorrette”.
Connettere idee e persone è il nostro obiettivo. Le une e le altre abbondano, così come la passione civile. Aspettano solo di riconoscersi e di ritrovare un po’ di coraggio.
Per parlare di tutto ciò, Ti invito a Roma il 18 maggio prossimo presso il Park Hotel Torre Rossa Domus Pacis – via di Torre Rossa n. 94 – dalle 10 alle 14 (sala Bernini).
L’invito è esteso anche a coloro che riterrai opportuno coinvolgere in questa nostra nuova avventura (conferma la presenza scrivendo a politichiamo@gmail.com).
A presto,

Giovanni Guzzetta

martedì 29 aprile 2008

Alemanno sindaco

Il risultato di Roma va letto attentamente, nel suo complesso, mettendo assieme elezioni Provinciali, Comunali e Municipali. Zingaretti eletto Presidente della Provincia, la maggioranza dei Municipi al centrosinistra e Rutelli sconfitto nettamente alla carica di Sindaco. Questa sconfitta dell'uomo politico e di una intera cultura politica io la leggo come la quadratura del cerchio, come la fine del modello Roma ed ho solo due speranze.
Spero che sia finito definitivamente il tempo della rincorsa al centro, al moderatismo, al raggruppamento allargato, alle identità ambigue e che il Partito Democratico prenda definitivamente la strada del partito maggioritario a chiara vocazione riformista e progressista.
E spero che all'interno del Partito Democratico si rinunci all'allettante gioco della resa dei conti, con il linciaggio politico di chi gli errori li ha evidentemente commessi, che avrebbe come risultato solo quello di riciclare bene o male una delle correnti interne; è indispensabile invece affrontare una profonda riflessione collettiva dove venga data risposta a questo bisogno di nuovo che è uno dei dati più interessanti di queste elezioni, e che veda prevalere la improcrastinabilità di una nuova era della politica e di una nuova generazione di politici. Ora lasciate il passo, grazie.

giovedì 24 aprile 2008

Questa è l'ultima

Un'ultima precisazione non riesco a trattenerla.
Succede regolarmente, ad ogni sconfitta elettorale ed anche questa volta immancabilmente eccola: la sinistra ha perso perché non riesce ad ascoltare la gente, non scende nelle strade; questa volta la frase si accompagna con l'opinione che il successo della Lega e della destra in generale sia dovuto proprio a questo, alla capacità di ascolto.
Il tema principale, o almeno quello più battuto, è chiaramente quello della sicurezza. Storicamente la paura del diverso è stata sempre una prerogativa dei tempi difficili; ogni qual volta si sono presentati periodi di recessione economica o culturale le popolazioni che detenevano un certo livello di benessere, nella paura di perderlo, hanno sempre avuto bisogno di materializzare il proprio nemico, il proprio usurpatore, in una categoria, in una religione, in una popolazione; anche da qui oggi nasce la romenofobia. Lungi da voler sminuire il fenomeno dell'immigrazione illegale o della malavita organizzata ad una sorta di isteria collettiva, penso che la gestione di questo problema sia tra le responsabilità più importanti di un governo.
Torniamo al tema dell'ascolto; siamo sicuri che la destra sia riuscita a ascoltare e gestire il tema sociale dell'integrazione e della legalità? Io penso che la destra abbia semplicemente cavalcato un sentimento di incertezza e di paura, abbia soffiato cinicamente sul fuoco dell'insicurezza, speculando sul disagio della gente. Ma questo non significa ascoltare, ma soprattutto non significa saper risolvere.
Penso invece che la gente si sia affidata alle formazioni di rottura; contrariamente a quanto si dice in questi giorni, in queste elezioni è evidente un elevato voto di protesta; da qui la vittoria della Lega, degli Amici di Beppe Grillo, dell'Italia dei Valori. La gente ha rifiutato la vecchia classe politica, non ha percepito il nuovo proposto dalle formazioni tradizionali. E' stato sicuramente questo uno dei problemi del Partito Democratico; non essere riuscito, o semplicemente non aver avuto il tempo, di mettere in campo una nuova classe politica, una vera nuova forma di partito, di cui tanto si è parlato ma che stenta ancora a concretizzarsi.
Allora ammettiamo la sconfitta ma senza scendere nei luoghi comuni della sinistra; esiste una sinistra lontana dalla gente, ma ne esiste una che sta cominciando un lungo percorso di partecipazione e di condivisione che speriamo vedrà protagonisti i cittadini in tutte le sue categorie e classi sociali. E' questo il progetto del Partito Democratico. La prossima volta bisognerà dimostrarlo meglio.

sabato 19 aprile 2008

Altro luogo comune

Un altro luogo comune sfatato in questa tornata elettorale è che questa si sarebbe vinta al centro. Dai risultati elettorali sembra evidente che la partita si è giocata sulle ali; il PDL e il PD hanno confermato più o meno le proprie percentuali; la differenza l'ha fatta la Lega che ha rubato alla sinistra storica il consenso dentro le categorie più fedeli; basti per tutti il dato che al nord buona parte degli iscritti alla CGIL hanno votato Lega Nord.
Perché d'altronde un partito riformista dovrebbe guardare ad un centro conservatore per lo più ancorato ai propri privilegi e alle proprie rendite, a maggior ragione che questo riesce meglio ad un partito populista e reazionario come il PDL? Un partito riformista guarda all'interno del disagio, all'interno di quelle famiglie, socialmente trasversali, che rivendicano un governo capace di tutelarli e di dare loro opportunità. E non sono famiglie ne di destra ne di sinistra, ne borghesi ne proletarie, sono solo famiglie esposte alla crisi economica e alla globalizzazione, al nord come al sud.
E' dal territorio che bisogna ripartire per costruire il nuovo elettorato del PD; e non sarà ne di centro, ne di sinistra, ne di destra; saranno solo cittadini con voglia di legalità, solidarietà e opportunità. E il PD dovrà offrire loro non politiche di chiusura ma di apertura, non politiche di rendita ma di sviluppo, non politiche di sussidio ma di incentivi. Sarà questa la partita del PD tra cinque anni.

martedì 15 aprile 2008

Abbiamo perso. Ora terza repubblica

Adesso va molto di moda ammettere prontamente la sconfitta evitando il gioco dell'abbiamo vinto tutti. Quindo mi adeguo. E non vorrei aggiungere molto se non che non credo che siano stati commessi grandi errori, anzi; il Partito Democratico è in salute ed è il primo Partito Italiano se vogliamo considerare Forza Italia e Alleanza Nazionale per quello che sono: due partiti coalizzati.
Per tutto quello che ci sarà da fare in questi lunghi 5 anni avremo tempo per approfondire. Invece volevo commentare una delle considerazioni più battute dai commentatori politici: ovvero che ci sarà una parte della popolazione più radicale che non troverà rappresentanza in Parlamento.
Il quadro politico si è assestato su un modello più moderno, bipartitico; la scomparsa di alcune formazioni politiche è dovuta al fatto che all'oggi queste non rappresentano più nessuna parte della popolazione; la loro scelta di parte infatti è risultata fallimentare proprio perché non esistono più parti definite della società italiana; quelle categorie o culture che erano infatti storicamente rappresentate per esempio dalla destra estrema o dalla sinistra radicale oggi trovano spazio di ascolto in altri partiti; non dimentichiamo che la Lega oggi incarna in maniera esemplare e non nostalgica la cultura storicamente di destra, così come la incarna la Mussolini che ha aderito al progetto del Popolo della Libertà.
A sinistra è successo lo stesso; i valori e le culture della sinistra storica hanno trovato accoglienza in buona parte nel Partito Democratico che ha saputo incarnare questi ideali in chiave reale e contemporanea, abbandonandone aspetti ideologici e sentimentali; così come le istanze della moralizzazione della politica hanno trovato spazio tra le fila dell'Italia dei Valori che è riuscito a catalizzare molto dell'elettorato radicale che non si riconosceva nel progetto troppo centrista del PD.
Abbiamo chiuso definitivamente l'era delle ideologie. Speriamo che sia anche l'inizio di una terza repubblica.

sabato 12 aprile 2008

Contro l'astensione



Questo messaggio è dedicato a tutti quelli che alle soglie delle elezioni nazionali hanno ancora forti perplessità sul proprio voto; chiaramente mi rivolgo a quanti hanno condiviso negli anni passati l'esperienza controversa e complessa del centrosinistra sposandone vecchi e nuovi valori, e che oggi non riesce a credere nel progetto del Partito Democratico.

Credo che vada fatta una premessa: il sistema politico attuale si sta indirizzando per fortuna verso una semplificazione necessaria: da bipolare a bipartitico; è la grande scommessa messa in campo da Veltroni con il Partito Democratico e a cui il PDL ha dovuto adeguarsi. Questo significa che tra tutti i partiti presenti a livello nazionale solo due avranno capacità e potenzialità di governo, mentre tutte le piccole formazioni saranno finalizzate alla sola ricerca di visibilità perchè, con la attuale legge elettorale, quasi nessuna di queste liste avrà una rappresentanza in parlamento.

Oggi non andare a votare o anche votare scheda nulla, significa rinunciare a questo progetto. Gli americani dicono spesso: giusto o sbagliato questo è il mio paese ; sicuramente il nostro paese è tutto sbagliato, e anche nel PD ci sono moltissime cose da migliorare, ma è proprio per questo che il nostro voto è importante; astenersi dal prendere una posizione non gioverà al nostro paese, potrebbe rallentare un processo di rinnovamento faticosamente messo in moto, significherebbe dare il paese in mano ad una destra incivile e ignorante, la peggiore destra che l'Italia abbia mai avuto: quella che candida e commemora i condannati di mafia e attacca la magistratura che fa il suo dovere, e che, quando ha governato, aumentando notevolmente il debito pubblico, ha portato l'Italia nel peggior baratro economico degli ultimi decenni.

Quindi si potrà non essere soddisfatti dell'ultimo governo di centrosinistra, si potranno non condividere alcune scelte di Veltroni, si potrà non comprendere la presenza di personaggi come la Binetti, si potrà non condividere la scelta di Rutelli come prossimo sindaco di Roma, tante cose potranno non starci bene. Ma non possiamo non vedere la differenza abissale tra centro sinistra e destra; abisso culturale, professionale e morale. E sarà il nostro voto, o il nostro non voto, a decidere chi governerà il nostro paese.

Allora buon voto.

E' ora di fare una scelta

Cari amici, un'Italia migliore si può fare e dipende solo da noi. Facciamola!

giovedì 10 aprile 2008

4 aprile 1968

40 anni fà veniva assassinato Martin Luther King.

domenica 30 marzo 2008

ce la dobbiamo fare!

sabato 29 marzo 2008

Democratic Day

Domenica 30 marzo per il Democratic Day torna nelle piazze italiane il popolo delle primarie.
Saranno circa dodici mila i punti d'incontro del Partito Democratico, tanti quanti i seggi delle primarie del 14 ottobre, e verranno allestiti negli stessi luoghi, in tutte le 110 province e nei 6 mila e più comuni con un impegno di 100 mila volontari insieme ai candidati e ai leader del PD.
Obiettivo dell'iniziativa, è quello di mobilitare almeno un milione di volontari per le ultime due settimane di campagna elettorale per convincere quei cittadini ancora indecisi, che sono circa il 20% e che sono i nostri vicini, amici e parenti.
Verrano distribuiti 20 milioni di volantini e 4 milioni di adesivi e altro materiale tra cui un vademecum nel quale verranno riportate le “12 azioni per cambiare l'Italia”.
Scopo di questa grande iniziativa è la “rimonta finale” come dice Ermete Realacci, responsabile Comunicazione del Pd, “Per far si che tutti i cittadini siano parte attiva della campagna elettorale, il Pd ha messo in campo una spinta partecipativa che non si vedeva da molti anni. Un milione di volontari disponibili a impegnare il loro tempo alla campagna elettorale del Pd nelle ultime due settimane prima del voto”.

giovedì 27 marzo 2008

un segno di qualità x Roma

Quello che mi piace del programma del Partito Democratico è che una volta per tutte si è pensato di costruire un progetto di Italia a misura di cittadino. Non più tanti piccoli progetti per tante Italie diverse, ma per un'unica Italia che lavora insieme. Sono tra quelli che ha sempre sostenuto che operai e imprenditori siano fondamentalmente sulla stessa barca. Sono di quelli che ha sempre creduto che la costruzione di una classe professionale forte e competitiva si ottenga lavorando sulla piattaforma del mercato e non sulle regole di accesso alle singole professioni. Ma non ripeterò cose già dette in precedenti post in merito.
Volevo invece soffermarmi su una iniziativa di Umberto Marroni che mi sto impegnando a pubblicizzare e che si terrà a Roma il 2 aprile e che a mio avviso rivendica la stessa visione progressista e moderna dell' Italia; un'iniziativa legata al mondo della pianificazione e della trasformazione del territorio romano, ma che proprio per quello che dicevo prima, racchiude in se il senso di un progetto nazionale.

E' infatti urgente a Roma come in Italia, sulla scia delle belle esperienze già avviate, rafforzare il progetto collettivo tra gli attori principali della trasformazione urbana; un tavolo di confronto permanente tra professionisti, operatori privati e amministratori che valorizzi le competenze esistenti e che costruisca una classe dirigente di eccellenza. Questo patto trasversale potrà conciliare sviluppo economico e qualità architettonica e urbana diffusa, in una città che si è spesso costruita dietro le barricate delle corporazioni.

Mi piacerebbe cominciarne parlare qui in questo blog. Vi invito in ogni caso a farlo il 2 aprile alle 19.00 al Roof Garden Exedra Hotel a Piazza della Repubblica 47.

sabato 15 marzo 2008

boicotta le olimpiadi cinesi



Dopo i terribili fatti di Lhasa di questi giorni vorrei segnalare alcune iniziative utili per manifestare il proprio dissenso.

Segnalo allora un sit-in di protesta a sostegno del popolo e dei monaci tibetani domenica 16 marzo alle 16 all'ambasciata cinese a Roma.

Segnalo la campagna di boicottaggio delle Olimpiadi cinesi di secondoprotocollo e un sondaggio sulla Gazzetta dello Sport dove si vota sull'opportunità che l'Italia boicotti le Olimpiadi cinesi.

Segnalo inoltre un appello da inviare al comitato Olimpico Internazionale, affinché invitino il Dalai Lama, Capo di Stato ufficiale del Tibet, alla cerimonia di apertura dei giochi olimpici e in questo modo, far si che lo sport sia il binario su cui possa ricominciare a viaggiare la diplomazia per la fine della crisi tra il Tibet e il governo della Cina.

Per approfondimenti potete andare sul sito unmadeinchina.org oppure seguire i commenti sul post di Mario Adinolfi.

Oppure potete scrivere o telefonare direttamente allo Straordinario e Plenipotenziario Ambasciatore Dong Jinyi dell'Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese presso la Repubblica Italiana
Indirizzo: Via Bruxelles, 56 , 00198 Roma - Italia Tel: +39-06-8413458 Fax: +39-06-85352891 email:
chinaemb_it@mfa.gov.cn

domenica 9 marzo 2008

roma merita ascolto

I motivi di riflessione e di dubbio sono molti in questi giorni. A livello nazionale si percepisce una profonda delusione per la mancata svolta generazionale nelle candidature delle politiche nazionali, risoltasi, alla pari delle primarie, in una operazione di facciata a forte ricaduta pubblicitaria, che bisogna dire Veltroni sa fare bene. A livello locale, parlo di Roma, la candidatura di Rutelli, scaturita da una semplice abdicazione di Veltroni, si conferma sempre più come una rinuncia al rinnovamento e una concessione troppo evidente alla cultura clericale e papalina romana (e non riesco a non parlare della tristezza dei manifesti che hanno evidentemente un target da over 65.......).
Tuttavia esiste una grande differenza tra le elezioni nazionali e quelle locali. Consiste nella possibilità nelle locali di poter esprimere la preferenza per questo o quel candidato. E questo strumento ci permette di continuare la battaglia per il rinnovamento vero del Partito Democratico, ci permette soprattutto di farlo dal didentro.
E' per questo che è importante usare bene le preferenze alle elezioni comunali. Allora cerchiamo innanzitutto di votare possibilmente un giovane, laddove lo meriti chiaramente; poi cerchiamo di costruire un consiglio a maggioranza laica che rifiuti la sudditanza e le ingerenze della vicina chiesa, riportando Roma a quegli standard di tolleranza e di apertura culturale al quale ci eravamo abituati.
Veltroni nella sua ultima conferenza stampa da sindaco al Palladium aveva rivelato un suo progetto incompiuto: quello di fare di Roma la casa di tutte le religioni, la casa della tolleranza e dei diritti civili. E' da li che Francesco Rutelli deve ricominciare se vuole che la sua discendenza abbia un senso.